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N485
AutoreBIAGI GIUSEPPE 
TitoloI miracoli della radio nella tragedia polare. Biagi racconta....
EditoreMilano - Mondadori 
Anno1929 
Descrizione(1a ediz. In 8 , pp 153, (6) con 1 grafico e 22 tavv. fotogr. b/n f.t., bross. edit. ripieg. con fotografia virata in azzurro del Biagi, leg. scollata dal corpo del testo, piatto ant. staccato dal dorso, dorso guasto nella parte bassa per 4 cm ma senza perdita di testo. Racconto dei soccorsi prestati ai superstiti dello schianto del dirigibile "Italia" del Nobile sulla banchisa polare e delle comunicazioni radiofoniche che agevolarono i soccorsi, dovute all'infaticabile opera del marconista Giuseppe Biagi, nato a Medicina, presso Bologna, nel 1897, e certo la figura rimasta più popolare ed avvolta da un'aura eroica nella sventurata spedizione del Nobile. Con uno scritto su "Bagi, eroe popolare" di Asvero Gravelli. Biagi si preoccupò immediatamente, dopo l'incidente, di mettere in funzione la piccola stazione campale prevista per l'emergenza e rizzò un'antenna con mezzi di fortuna ma, nonostante gli sforzi, riuscì solo a ricevere. Infatti, mentre le sue angosciate chiamate S.O.S. rimanevano senza risposta, i naufraghi della "tenda rossa" poterono seguire, attraverso i bollettini diramati in tutto il mondo, l'annuncio della sciagura polare e le notizie dell'affannosa opera di ricerca. Biagi intensificò le trasmissioni, ma nessuna stazione gli diede risposta. La resistenza fisica e morale dei superstiti fu messa a dura prova e l'esasperazione spinse una parte del gruppo a tentare il raggiungimento della base con una marcia a piedi. Biagi, sollecitato dai partenti in quest'impresa disperata, che in quei giorni pareva l'unica possibilità di salvezza, fu combattuto da opposti sentimenti, ma alla fine rifiutò di abbandonare i feriti e la stazione radio, rifiutò che ingigantì poi nella considerazione comune la sua statura morale. Le chiamate e l'ascolto con la piccola stazione da campo continuarono senza successo e la disperazione stava per travolgere i naufraghi, quando, il 3 giugno, Biagi riuscì a captare la stazione radio IDO, Roma-San Paolo, annunciante che un radioamatore russo era riuscito ad intercettare le chiamate dei superstiti del dirigibile "Italia". Questa notizia servì a rincuorare temporaneamente i naufraghi e Biagi ripeté giorno e notte i disperati appelli completandoli con le coordinate di posizione finché ricevette risposta. La fortunosa vicenda, vissuta fra inenarrabili patimenti alla rigida temperatura polare, terminò dopo 48 giorni, quando, il 12 luglio, otto superstiti furono raccolti dalla nave rompighiaccio russa "Krassin". Dopo l'avventura nell'Artico, lo stesso anno, Giuseppe Biagi riprese il suo posto nei ranghi della Marina, dove partecipò alle operazioni militari della Seconda Guerra Mondiale in qualità di comandante della stazione radiotelegrafica di Mogadiscio. Caduta Mogadiscio, Biagi fu preso prigioniero dagli inglesi nel 1941 e trasferito in un campo di concentramento in India. Qui, tra i reticolati di filo spinato, nonostante la rigida sorveglianza delle guardie, Biagi riuscì miracolosamente a costruire con i più disparati componenti e mezzi, un piccolo radioricevitore: un vero apparecchio di fortuna che permise a lui ed ai suoi compagni di prigionia di captare le voci della radio italiana. Biagi si spense nel 1965) 
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N.B. Tutti i nostri libri sono garantiti autentici, completi ed in ottimo stato di conservazione; diversamente viene indicata ogni imperfezione
Prezzo€ 300,00

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