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N899
AutoreCARDUCCI GIOSUE' 
TitoloTerze odi barbare
EditoreBologna - Zanichelli 
Anno1889 
Descrizione(Carducci Giosuè (Valdicastello in Versilia 1835 - Bologna 1907. In 16, pp (4)-140-(4), bross. edit., leg. allentata. Le "Odi barbare" uscirono originariamente in tre tempi: le prime "Odi barbare" nel 1877; le "Nuove odi barbare" nel 1882; le "Terze odi barbare" nel 1889. La ragione del titolo la diede il Carducci stesso dichiarando di averle così intitolate perchè barbare "suonerebbero agli orecchi e al giudizio dei greci e dei romani, se bene volute comporre nelle forme metriche della loro lirica, e perchè tali sonerebbero purtroppo a moltissimi italiani se ben composte e organizzate di versi e di accenti italiani". Le "Odi barbare" vollero essere per il Carducci insieme una rivoluzione e una restaurazione: una rivoluzione in quanto si afferma l'orgoglioso distacco dalla vecchia poesia (e qui sta la loro accentuazione umanistica e antiromantica); una restaurazione, poichè il poeta, rigettando certi schemi ritmici e musicali della poesia moderna, afferma di risalire, attraverso gli esempi della poesia barbara italiana ed europea, ai modi, ai ritmi e agli schemi metrici della poesia classica. (...) In sede strettamente tecnica, è chiaro che il Carducci non poteva abbandonare il principio accentuativo proprio di tutta la lirica moderna, fondato sulla coincidenza degli accenti tonici e ritmici: ma egli riuscì a produrre felicemente la struttura ritmica del verso latino letto col criterio accentuativo e comunque in modo che i due accenti coincidessero (...). La dissoluzione degli schemi chiusi tradizionali incomincia proprio dalle odi barbare carducciane; e qui è da vedere il loro significato rivoluzionario. (...) Non meno importanti delle odi civili sono le odi vibranti di spiriti panici e naturalistici, in cui Carducci non solo fa confluire i motivi più alti della propria poesia, ma da' voce poetica a tutto un indirizzo della letteratura e dell'arte del suo tempo e, per questa parte, prelude alla fioritura lirico-panica del D'Annunzio di "Alcione". (...) La poesia d'amore diviene così celebrazione dell'umanità che ama e si rinnova perennemente, il canto della vita che trionfa sulla morte; e il sentimento d'amore abbandona le penombre dei salotti, si libera da foscaggini tragiche e da contaminazioni sataniche e cerebrali per illuminarsi nel trionfo solare della grande vita universa. (...) Tutta questa motivazione panico-naturalistica, che echeggia più o meno episodicamente nelle liriche anteriori alle "Odi barbare", si assomma liricamente nel famoso "Canto di Marzo", in cui l'animazione della natura tutta fremiti genesiaci, liricamente introdotta dall'immagine potente dell'incinta, "quale incinta, su cui scende languida - languida l'ombra del sopore e l'occupa... tale è la terra", si sviluppa in un canto d'amore intonato dal coro multivoco degli elementi, canto d'amore e di vita, di dolore e di gioia, di sogni e speranza: "Chinatevi al lavoro, o validi omeri; - schiudetevi a gli amori, o cuori giovani; - impennatevi a i sogni, ali de l'anime; - irrompete a la guerra, o desii torbidi: - ciò che fu torna e tornerà nei secoli" (Daniele Mattalia, in Bompiani 1959: vol. V pp. 166-167). Prima edizione originale. Parenti, Rarità V, p. 304. Parenti p. 129. Salveraglio n. 171) 
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N.B. Tutti i nostri libri sono garantiti autentici, completi ed in ottimo stato di conservazione; diversamente viene indicata ogni imperfezione
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